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Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace

“Bello” è probabilmente uno degli aggettivi più utilizzati nei nostri discorsi quotidiani.
Bello è soggettivo, bello è ciò che piace.

“L’abitudine spesso sbiadisce i colori” Biagio Antonacci

Bello vuol dire tante cose, è un termine semplice, ma che può essere accostato a tantissimi sostantivi: bella è una giornata di sole con una temperatura primaverile, bella può essere una sensazione piacevole, belli sono un ragazzo e una ragazza dall’aspetto apprezzabile, bella è una persona che sa sorridere e far sorridere gli altri, pura e positiva.

Bello vuol dire questo, ma tanto altro ancora.

Da due settimane circa mi sono affezionata particolarmente a questo aggettivo multi sfaccettato, e ho avuto modo di rendermi conto della sua ricchezza.

Leggendo..

Come tutti gli appassionati lettori sanno bene, uno dei momenti più emozionanti e difficili che seguono la fine della lettura di un libro è la scelta della prossima “vittima da divorare” (specie quando si ha a disposizione un ampio ventaglio di possibilità).

Era un momento qualunque, di una giornata di fine febbraio, quando dopo pochi minuti dalla chiusura dell’ultima pagina del libro che mi aveva accompagnato nell’ultimo periodo, mi apprestavo alla consueta “contemplazione” (che in genere mi occupa qualche minuto) dell’offerta di letture che la mia libreria mette a disposizione. Il prescelto è stato un libro che tratta il tema delle abitudini, acquistato da qualche mese e che non vedevo l’ora di iniziare, il cui titolo è “Cambiare è facile, come liberarsi dalle cattive abitudini e vivere felici”. Il libro mi convolge sin da subito, la scrittura è semplice, lo stile piacevole, la lettura nel complesso è abbastanza scorrevole, ma non sono qui per recensire il libro, né tanto meno consigliarvene l’acquisto. Piuttosto, se c’è qualcosa che vi consiglio di vero cuore è di imbarcarvi nell’avventura in cui mi sto cimentando da una decina di giorni, e la cui idea è scaturita leggendo un passo contenuto nelle prime pagine di questo testo, in cui Gretchen Rubin (l’autrice) racconta di una curiosa abitudine che ha deciso di provare ad instaurare: fotografare ogni giorno una cosa bella.

Ogni giorno..

Una cosa bella..

Forte (penso), curioso e bizzarro (osservo).

Segue una pausa di qualche secondo, un sorriso di stima per la simpatica iniziativa e un punto interrogativo legato al pensiero di cosa potrebbe significare sperimentare a mia volta questo esercizio: detto fatto, scelgo di accoglierlo come suggerimento e di mettermi in gioco.

Da qui l’idea di condividere cinque delle immagini più significative raccolte dall’inizio di quest’esperienza, e le rispettive riflessioni legate ad esse, nello specifico, e all’iniziativa in generale, imbarazzante per la sua semplicità, ma emozionante per la sua efficacia e utilità.

Inizia l’esperimento: fotografare ogni giorno una cosa bella

Foto 1: tramonto

La prima cosa bella che mi capita di fotografare è la combinazione di colori regalata da un tramonto. Nulla di nuovo o di particolare, pensandoci bene, tranne che per lo sguardo con cui lo osservo e a cui devo le emozioni che mi ha suscitato. Me ne accorgo mentre sono in macchina con un’amica, le chiedo di fermarsi un attimo e di accostare, “Devo fotografare la prima cosa bella di oggi”, le dico. Lo faccio, rubo l’attimo, sorrido compiaciuta, e dopo qualche secondo proseguiamo il tragitto. Fare una passeggiata in macchina con un’amica, altra cosa bella, penso tra me e me.

Foto 2: distesa di fiori gialli

Spesso mi ritrovo a passare davanti un terreno pieno di fiori gialli (di cui non conosco il nome), situato in contrada Zucco, lungo il percorso che porta all’autostrada Palermo-Mazara del Vallo. Puntualmente, da un mesetto circa, quando ammiro questo appezzamento giallo penso: “Lo adoro, qualche giorno devo fotografarlo”. Cosi ho rimandato di giorno in giorno il momento in cui mettere in pratica il mio bel proposito, fino a quando il gioco “fotografare una cosa bella al giorno” non mi ha fornito l’assist. Voilà! decido che sarà questa la seconda cosa bella da fotografare.

Dietro le emozioni che mi suscita questa foto c’è molto più dell’aria primaverile che ormai è alle porte, c’è il ricordo della mia infanzia, l’Anna Maria bambina che raccoglie un fiore giallo mangiucchiandone lo stelo, le tante giornate trascorse in campagna insieme ai miei cuginetti, mentre da felici orfani di smartphone e tablet ci rincorrevamo all’aperto per buona parte della giornata, come se non ci fosse un domani, capaci di vivere a pieno il momento presente. Beata infanzia.

Foto 3: correre in una giornata di sole

La terza cosa bella che ho fotografato sono un paio di scarpe da ginnastica, le scelgo perchè rappresentano una delle mie più grandi passioni: l’attività fisica. Mi rendo conto che con questa semplice immagine sto sintetizzando la bellezza del momento in sé, una giornata mite e soleggiata, la soddisfazione di essere riuscita a sconfiggere la pigrizia, di avere fatto del bene a me stessa, di aver finalmente messo in pratica l’intenzione rimandata a lungo di rimettermi a correre. La corsa è durata appena 20 minuti, ma quanta roba in questo lasso di tempo: ho agito, ho sorriso, ho sudato, ho gioito. Ottima cosa bella da fotografare.

Foto 4: caffè tra amiche

L’amicizia è indiscutibilmente una cosa bella, ma quando dura da vent’anni e anche più, è sincera, oltre che longeva, è spensierata come quando eri adolescente, allora può essere definita bellissima. Se aggiungi che in quest’immagine sono racchiuse emozioni, ricordi, progetti, speranze, l’impegno e la voglia di ritagliarsi un po’ di tempo per ritrovarsi, e tra le quattro amiche sedute a prendere il caffè ce ne sta una che lavora al nord, è tornata al paesello per il weekend (ha tre nipoti, decine di parenti e amici da accontentare, salutare, aggiornare) ed è riuscita comunque a dedicare mezz’oretta alle altre tre, allora l’incontro acquista ulteriori punti che gli permettono di entrare in pieno tra le fotografie di cose belle e speciali.

Foto 5: silenzio domenicale che mi permette di leggere

Leggere non piace a tutti, per molti è noioso, per altri uno sforzo vero e proprio, per qualcun altro è il paradiso. Quando fai parte della schiera di gente che non vede l’ora di ritagliarsi mezz’ora di tempo per immergersi letteralmente nelle pagine di un libro, ma di fronte la tua casa (precisamente all’altezza della tua stanza) da un paio di anni c’è un’attività commerciale parecchio rumorosa, non puoi far altro che benedire ogni singolo momento di silenzio che avrai a disposizione per dedicarti al tuo hobby preferito. Quando  ti rendi conto che è difficile fotografare il silenzio, pensi che puoi benissimo sostituirlo con un libro aperto, e così sia.

Tirando le somme

Ci sono cinque immagini, per cinque “cose”, ma in realtà da quando ho iniziato questo meraviglioso esercizio, ce ne sono tante altre nella mia mente e nel mio cuore: c’è l’aperitivo e il brindisi con il ragazzo che amo, c’è una passeggiata sul lungomare di Terrasini con la mia cognatina che ormai amo come una sorella, ci sono le onde del mare che si infrangono nella battigia, i dieci coniglietti che mio padre sta allevando, c’è anche la mia maglietta preferita su cui ho fatto stampare la scritta “Volere è potere”, c’è la cattedrale di Palermo che alle 7.30 del mattino è per metà baciata dal sole, per l’altra metà ancora ricoperta dall’ombra.

C’è anche spazio per un piatto colmo di zuppa di lenticchie, che per me è qualcosa di superlativo.

Ci sono tante emozioni, sorrisi, momenti e persone preziose, catturati da immagini che custodirò e ripescherò tutte le volte che mi sentirò triste e farò fatica a ricordarmi di quanto sono fortunata, di quante piccole e grandi cose meravigliose mi circondano ogni giorno e che spesso (troppo spesso) mi lascio sfuggire, senza rendermi conto del loro inestimabile valore.

Uno dei rischi più pericolosi di lasciarci trascinare dalla routine quotidiana è far “sbiadire i colori” della bellezza che ci circonda, dare tutto per scontato e sentirci sempre incompleti, infelici, privi di validi motivi per essere grati e sereni.

Per questo motivo dovremmo impegnarci di più a scorgere quanto di bello abbiamo intorno, quanto di bello c’è in ogni nuovo giorno, e una volta fatto, magari tirare fuori lo smartphone, mettere a fuoco e scattare una foto.

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ANDREA GIOSTRA

Congratulazioni! Eccellente riflessione Anna Maria … originale e profonda … che contagia il lettore positivamente e lo trascina dentro un osservatorio unico: Guardare solo la Bellezza che sta proprio accanto a noi e che spesso, troppo spesso, ignoriamo perché sopraffatti dall’inesorabile routine che invece ci imprigiona in una dimensione di vita quotidiana dove è il BRUTTO che ha sempre il sopravvento! Quindi grazie per avermi costretto a fermarmi un momento per osservare e vivere la BELLEZZA che dovremmo essere più temerari a privilegiare … Sempre!
ANDREA GIOSTRA.